Etienne Decroux

(Parigi 1898-1991)

Il movimento è una serie infinita di atteggiamenti

Il rifondatore del Mimo Moderno: è considerato il padre del Mimo Corporeo di cui ne diventerà il codificatore della grammatica (o nuova grammatica corporale) chiamata “statuaire mobile”.
Nel 1923 Decroux inizia la sua carriera all'Ecole du Vieux-Colombier diretta da Jacques Copeau. Lavora come attore nella compagnia teatrale di Louis Jouvet, Gaston Baty, al Théatre de l'Atelier de Charles Dullin e nei films di Jacques e Pierre Prévert, tra i più famosi "Les Enfants du Paradis" di Marcel Carnè.
Ebbe più successo come insegnante che come attore o regista di pantomime, perché nei suoi spettacoli proponeva un mimo astratto, non facile da capire; infatti affermava che il tronco dovesse essere la parte più importante per l’espressività del mimo mentre le braccia, le gambe e la testa erano solo sue appendici. Per eliminare il gioco della mimica dal volto e costringere il corpo ad esprimersi da solo, Decroux ha utilizzato spesso maschere neutre o veli di seta, affermando che:“Un’arte è tanto più ricca quanto più è povera di mezzi” infatti il mimo non usa oggetti o ne usa pochissimi!
Nel 1941 apre la sua Scuola di Mimo Corporeo dove comincia ad analizzare il corpo, a scomporlo e a ricomporlo dandogli una valenza tridimensionale e scultorea sotto l'influenza della statuaria greca e dell'arte plastica di Auguste Rodin; elabora una nuova arte drammatica: il "Mimo Corporeo" arte dell'atteggiamento determinato dal gioco armonico e combinato fra tronco e arti, pensiero e forma. Decroux definisce l'atto più importante del gesto e del movimento stesso, definendo quest'ultimo come una successione di atteggiamenti.
Dal 1945 ha effettuato tournée in Italia, Svizzera, Belgio, Olanda, Svezia, Gran Bretagna, Israele...  Ha insegnato mimo al Théatre de l'Atelier di Parigi, al Piccolo di Milano, all'Actor's Studio di New York. Nel 1963 rientrato a Parigi insegnerà fino a qualche anno prima della sua morte nel 1991. Tra i suoi allievi più famosi: Jean Louis Barrault, Raymond Devos, Gerard Depardieu, Jessica Lange, Yves Lebreton, Marcel Marceau, Michel Serrault, Marilyn Monroe ...
Per Decroux il mimo deve regolare i suoi atteggiamenti in base allo spazio teatrale che ha a disposizione, in quanto i suoi gesti espressivi devono dal palcoscenico arrivare fino in fondo alla platea e devono essere visti bene anche dagli spettatori più lontani, suggerisce quindi di esagerare i movimenti, come ad esempio: prima di compiere un movimento verso il basso, il mimo sposterà leggermente il braccio nella direzione opposta, in modo da ingrandire il movimento e renderlo visibile anche se il rischio è quello di enfatizzare troppo un’azione a scapito della semplicità.
Un’altra tecnica usata da Decroux per mettere in rilievo una determinata azione è quella detta del “primo piano”, ovvero, il mimo può attirare l’attenzione dello spettatore sul movimento di una sola parte del corpo mentre il resto rimane immobile, per esempio: se muovo gli occhi e contemporaneamente la testa nessuno noterà che ho mosso gli occhi ma se sono solo gli occhi a muoversi ne faccio un movimento di “primo piano” e tutti lo vedranno. Il grande Maestro suggerisce inoltre di giocare sui tempi, rallentando e mettendo perciò in evidenza un passaggio particolare: i francesi chiamano questa tecnica saccadè (scatto) e fondù (fuso).

"...Avrei voluto anche dimostrare agli attori che vantaggio sarebbe per loro se praticassero la nostra arte. Ma come si fa a dire in un solo giorno tutto quanto vorrei dire: devo rinunciarvi.
Ecco almeno una sintesi della mia idea, a grandi linee:
• l'attore non è altro che un mimo;
• il mimo è una vera tecnica;
• la tecnica immunizza chi la possiede da due arbitri: quello della moda e quello del maestro;
• la tecnica elimina i mediocri, fa buon uso del talento medio ed esalta il genio "

da "Parole sul Mimo"

di Etienne Decroux

Dino Audino Editore,

capitolo XVIII,

pag. 144